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Fin dalle sue origini, come succede per tanti altri client di posta elettronica, Outlook permette di memorizzare in cache gli indirizzi email collezionati nell’arco, talvolta, di anni di lavoro.

Se aggiungiamo che la maggior parte degli utenti, per negligenza, per mancanza di tempo o semplicemente per disinteresse, non crea né aggiorna le rubriche della posta elettronica.

il risultato è che quand giunge il momento di cambiare computer o modificare il profilo di utilizzo di Outlook si apre la voragine sotto alla scrivania dell’utente. per tutti sempre lo stesso dramma: “dove sono i miei indirizzi email?”

PERSI!!

La verità è che quando si trasloca un account di posta elettronica – normale o certificata che sia – vengono trasferiti tutti (o quasi) i file di cui Outlook si avvale per funzionare: File .pst, inannzi tutto, file .ost, file di rubrica .wab, e, per chi sa come fare (rimandiamo alla sezione trasferimento manuale dei profili di Posta per mezzo delle chiavi di registro) file di configurazione .reg.

C’è, però, ancora un piccolo nascondiglio segreto in cui Outlook conserva ulteriori informazioni sull’account di posta elettronica. Lì, esattamente annidato all’interno di questi file, ci sono, tra le altre cose, le collezioni di indirizzi in cache.

RECUPERATI!!

Ma dovè il nascondiglio?

Ben nascosto e non dichiarato, come tutti i nascondigli Microsoft.

Esiste una cartella che corrisponde alla somma di tutte le nostre configurazioni e questa è:
C:\Users\%USERNAME%\AppData\Local\

dove %username% è il nostro nome utente.
Senza andare ascandagliare l’intero contenuto di quella cartella, al cui interno vi sono le personalizzazioni pressoché di tutti i programmi, andiamo direttamente in Microsoft\Outlook\RoamCache\
Più brevemente e semplicemente copiate ed incollate questa stringa in “cortana” o nella barra di explorer (“Esplora File”).

%localappdata%\Microsoft\Outlook\RoamCache

Elenco file .dat di Cache

Il responsabile della conservazione degli indirizzi “cachati” è “Stream_Autocomplete_x_xxxxx.dat”.
All’interno della cartella si possono trovare più file con la stessa radice del nome. Per capire di quale ci si deve occupare (quale copiare e quale scartare) è utile controllare la data dell’ultima modifica e la dimensione del file.

Chiaramente non sarà sufficiente copiare il file e riportarlo pari pari nel profilo di destinazione, bisognerà piuttoso convincere in qualche modo outlook a caricare questo file anzichè quello che lui si è creato di default.

In questo inganno ci sarà utile rinominare i file .dat, ma per farlo bisogna seguire queste semplici istruzioni:

  • Assicurarsi che Outlook abbia già creato il file “Stream_Autocomplete_x_xxxxx.dat”
    • In caso contrario
      • avviare outlook
      • creare il profilo di posta elettronica desiderato
      • inviare almeno una mail
  • Assicurarsi che Outlook sia chiuso, eventualmente chiuderlo
  • Aprire la cartella contenente i file .dat di cache
  • Rinominare il file “Stream_Autocomplete_x_xxxxx.dat” appena creato da Outlook aggiungendo .bak (per esempio “Stream_Autocomplete_x_xxxxx.bak”) avendo cura di conservare o di scrivervi il nome originale.
  • Incollare il file “Stream_Autocomplete_x_xxxxx.dat” di origine
  • rinominare “Stream_Autocomplete_x_xxxxx.dat” con il mome del file di destinazione.
  • chiudere tutte le finestre aperte
  • riavviare Outlook e verificare la ricomparsa delle cache degli indirizzi.

Aggiornamento per Outlook 2016 – 2019:

Per quanto riguarda office 2016 e 2019 le cose non vanno esattamente nella stessa direzione. Difatti queste due, più recenti, versioni di client di posta elettronica condividono con le versioni precedenti i luoghi in sono archiviati i file .dat, ma a differenza di questi le nuove versioni ricreano il file .dat in autonomia a partire da informazioni archiviate in zone ancora più nascoste.

Per queste ultime versioni, infatti, rimandiamo alla giuda presente nel seguente link, in lingua inglese che presto provvederemo a tradurre.

La citata guida sostanzialmente spiega che le informazioni di cache sono annidate nel file di posta elettronica (.pst o .ost) e che possono essere rintracciate solo utilizzando un programma a basso livello che ne estrapoli i contenuti.

Il programma in questione, realizzato da uno degli ingegneri della Casa madre, perciò affidabile, si chiama mfcmapi ed è gratuitamente scaricabile da questo link ospitato sil sito di github.

rimaniamo in sospeso con la traduzione e ci aggiorniamo presto.

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